L’altare e gli arredi marmorei della Cappella dei Santi Giacomo e Filippo, come pure quelli delle altre cappelle laterali, provengono da una celebre chiesa milanese oggi perduta, che per secoli fu la seconda chiesa più grande di Milano dopo il Duomo: San Francesco Grande.

Costruita nella zona di piazza Sant’Ambrogio come cappella cimiteriale dedicata ai martiri Nabore e Felice, la chiesa era diventata alla metà del XIII secolo proprietà dell’ordine francescano, che proprio l’arcivescovo Enrico Settala aveva accolto a Milano nel 1221. I Francescani decisero di costruire una nuova chiesa, dedicata al loro fondatore, che custodiva le reliquie della basilica precedente e che nei secoli successivi si ampliò, accogliendo le sepolture delle più illustri famiglie di Milano. Ma San Francesco Grande è celebre soprattutto per aver ospitato, nella Cappella della Concezione, un capolavoro assoluto della storia dell’arte: la seconda versione della Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci (1452-1519), oggi conservata alla National Gallery di Londra.

È possibile vedere la scheda dell’opera a questo link: https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/leonardo-da-vinci-the-virgin-of-the-rocks

In età napoleonica la chiesa divenne prima magazzino, poi sede dei Veliti Reali di Napoleone. Nel 1806 si decise di abbattere l’edificio, per costruire una caserma militare. Prima della distruzione, molti illustri cittadini si attivarono per trasferire oggetti e opere d’arte in altri edifici sacri; tra questi, ci furono anche i Settala. La nobile famiglia riuscì a salvare non solo alcuni altari della chiesa, che rischiavano di scomparire per sempre, ma anche il corpo di Enrico Settala, arcivescovo di Milano dal 1213 al 1230. Sulla parete meridionale della navata, tra la prima e la seconda cappella, si conserva ancora oggi la lapide della sepoltura originaria, sormontata dallo stemma dell’arcivescovo.

Parte integrante dell’altare marmoreo è un paliotto in argento, utilizzato come reliquiario.